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Monte Serva - Piumovimento trekking dalle Dolomiti

(Sito parzialmente in costruzione)
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Monte Serva

Dolomiti > Dolomiti bellunesi > Schiara Sud - Rui Frèt
                      
                            Escursioni e note sul M.Serva (m.2133)

Il M. Serva è la montagna di Belluno per eccellenza. Il versante sud è per una metà boschivo, per l'altra metà, la piu alta, prativo ed offre grandi pascoli anche tuttora a grandi greggi di ovini. L'unico punto di appoggio è il Bar-Ristorante 'Col di Roanza' sito a m.850 sull'omonimo colle. Il nome 'Serva' è derivato da 'Silva' poi 'Selva' un tempo bosco molto fiorente ai piedi del Monte.


Vetta del M.Serva con sfondo Gruppo del M.Schiara (foto Miki Garzotto)


                                       Le strade e piste forestali a sud del M.Serva al 2015

Numerose sono le possibilità di escursioni sia estive che invernali per lo sci-alpinismo, tenendo presente però che la Val della Mortìs e Val del M.Serva sono sede quasi ogni anno di devastanti slavine (quella del 2014 è scesa sino a 725 m. interrompendo tre strade vicinali e la rotabile asfaltata del Cargadòr).


A sx il fronte di slavina di circa sessanta metri che ha interrotto la strada per Ponte Mariano.
A dx il fronte di slavina di circa 15 m. che si è fermato alla strada del Vaus


Una nota di Ottone Brentari sulla salita al M.Serva con appunti di Botanica del 1887



ritaglio da: OTTONE BRENTARI - Guida storico-alpina di Belluno-Feltre Primiero-Agordo-Zoldo -  1887 rist. anast. Atesa Bologna 2006


Nicolò Chiavenna ed a dx la pianta di Assenzio (Simile ma NON Artemisia)




 Un punto panoramico sul gruppo del M.Schiara facilmente
raggiungibile dal Col di Roanza

                                          Il belvedere con panchina sotto descritto
 
                                   Ritaglio da topografia Tabacco 1:25000 GPS WGS84 Parco delle Dolomiti Bellunesi


Venti metri dietro al rif. Col di Roanza (segnaletica divelta) un sentierino attraversa il prato verso N.Ovest, dopo aver raggiunto una costruzione dell'acquedotto prosegue in discesa verso nord raccordandosi con la pista forestale (proveniente dalla ultima rampa della strada asfaltata che sale al rifugio).
Si segue in salita la pista lasciando a dx le case di Colturella. Con un saliscendi si aggira la Val Prà Podin e si perviene al punto  panoramico (punto più alto) dove vi è una panchina per riposare. Da notare che in basso oltre la Val Ardo si stacca dalla costa un pulpito boscoso. E' il sito archeologico del Bus del Busòn.

Ore 0.45 per andare ed altrettante per tornare. Percorso adatto a tutti.
Dislivello complessivo circa 150 metri.

1947 -  apposizione della nuova croce sul M.Serva: in piedi Pierluigi Garzotto e seduto con bastone Piero Rossi alla sua sx Paolo Cometto (foto di Luciano Garzotto)

 La croce sita in loco dopo il deterioramento di quella in legno  sino all'abbattimento doloso all'incirca durante l'anno 2009.

                                              Il Rifugio Bar-Ristorante Col di Roanza


La ragnatela di tracce reali registrate con il GPS sul versante Sud del M.Serva che corrispondono ad altrettanti sentieri, tracce ed anche  passaggi di cacciatori ora non più battuti.




                                              La salita classica alla cima del M.Serva
                                                (traccia gratuita GPS disponibile sui link citati)
  



Parcheggio al Cargadòr  a dx la  strada ricavata dalla cava di lastre di pietra: si tratta della 'vena barpea' sfruttata dall'inizio del XVI secolo per la cava di laste usate  per pavimentazione od epitaffi. Si spiega quindi il forte incassamento nel terreno della mulattiera da slitta che scende dal 'cargadòr' verso il Col di Roanza. Questa mulattiera è in pratica lo 'scurtòn' che si può seguire dalla presa di acquedotto a m.900.
Evidenziato in rosso il sito della Vena Barpea

Ritaglio da: BARPO GIO BATTISTA 'Descrittione di Cividal di Belluno e suo territorio' 1637 - stampa 1690 rist. 1975 - Nuovi Sentieri Editore -



          La Costa del Cavalìn con le lame d'acqua


Ritaglio da: MARESIO BAZOLLE - 'Il Possidente bellunese'  - 1886 - Vol. I-II - a c. Daniela Perco 1986 - ed.Tip. B.Bernardino Feltre BL - Vol. I - pag.368



                                 Centinaia di capi salgono ogni anno per il pascolo sul M.Serva

Una escursione molto aperta di grande panorama sulla valbelluna, gruppo del M.Schiara ed altre vette dolomitiche. Il percorso è anche un classico per sci-alpinismo.
E' consigliabile parcheggiare presso il Bar-Ristorante Col di Roanza anche se la stradina permette qualche parcheggio al suo termine.(si perde circa 20 minuti). Dove termina la strada rotabile senza divieto si prosegue per stradina nel bosco sino ad incontrare un bivio dove si prende a sx (indicazioni su sasso).

NB: dal terzo tornante m.1175 si diparte verso ovest una traccia che, in piano sino alla dorsale, (antica cava di laste ora sommersa dall'erba) scende poi diagonalmente ricongiungendosi con il sentiero della Val del Serva alla quota di circa 1140 mt.

Si rimonta con ampi zig-zag la Costa del Cavalin che si segue in cresta ed oltre sino ad una lama d'acqua. Su ancora con qualche tornante sino alla conca dove è sita la Malga del M. Serva. (aperta, ricovero nel periodo invernale).
Si prosegue proprio dietro la malga per ampio sentiero che porta con innumerevoli tornanti, ma sempre ben agibile, sino alla vetta del Monte Serva. Non c'è acqua lungo il sentiero, neppure presso la malga.
Il ritorno su sentiero viene fatto per lo stesso percorso. Le creste est ed ovest sono percorribili per sentierino non turistico.
Tempo circa 5-6 ore per l'andata ed il ritorno.

NB:  a sud sotto la vetta del M.Serva  vi è una piazzola dove durante l'ultimo conflitto era stata installata una postazione antiaerea. Dopo la guerra è stato posizionato un riflettore radio per le comunicazioni telefoniche, simile a quello sul M. Dolada o M. Ramezza. E' stato rimosso nel 2008 mediante voli di elicottero contestualmente al restauro della cas. de I Ronch trasformata in bivacco.


                   La panca sulla  panoramica Costa del Cavalìn verso la Bòca del Ròsp


La Boca del Rosp dalla Costa del Cavalìn


                                                  Le Malghe del Serva ed il Pian dei Fiòch a dx

NB: l'appellativo 'Casara del Serva' veniva riportato già dal BARPO GIO BATTISTA 'Descrittione di Cividal di Belluno e suo territorio' 1637 e dall' OTTONE BRENTARI - Guida storico-alpina di Belluno-Feltre Primiero-Agordo-Zoldo -  1887.  
MARESIO BAZOLLE - 'Il Possidente bellunese'  - 1886 - cita per primo la malga di Pian dei Fiòch, ove probabilmente per Fiòch venivano intesi quelle centinaia di scavi delle marmotte con affioramento di ghiaia bianca, visibili solamente dall'alto percorrendo le creste.


I Fiòch delle marmotte:  a dx insolita vista delle Malghe del Serva dalle creste est.


 Ortofoto satellitare sovrapposta a CTR zone: Casere del Serva, Pian dei Fiòch, Cima Tre Màsci



          Presepio a Col Cavalìn                                              Strane concrezioni in rilievo

NB: cento metri a n.ovest della vetta, dalla cresta ovest si apre il varco dove cala a nord il percorso dell'Alta Via dei Bellunesi per i Pradusei e Casera 'I Ronch' (già riportato sulla carta Tabacco n.24 - Prealpi e Dolomiti Bellunesi) Il percorso è segnato nel corso del 2010. Non è un percorso turistico ma solamente per esperti.
Cartografia Tabacco 1:25000   GPS - WGS84 n.24 Prealpi e Dolomiti Bellunesi


  Risalendo il M.Serva verso nord: la forc. dei Pradusei e le cime delle Peverèle

Parte della traccia GPS  dell'Alta Via dei Bellunesi (difficile percorso alpinistico per esperti) di 'Cimo' e Luciano Garzotto

  
la Cresta delle Peverèle



                              Panorama sul gruppo del M.Schiara - Pelf dalla cima del M.Serva


                     da sx la seconda e la prima Pala del Balcòn salendo il M.Serva in inverno


                            Salendo il M.Serva verso Forc. Monpiana e la frana del Tiròn


 a sx il M.Tiròn e le Cima dei Sabiòi con i Pinèi ed una fettina di Burèl salendo il M.Serva in inverno


La Bòca del Ròsp scendendo dal M.Serva




  Anello per le Creste del M.Serva
   (traccia gratuita GPS disponibile sui link citati)




 Due foto della Bòca del Ròsp salendo la Val del Serva. La zona prativa tra la Val del Lavèl e la Valle del Serva (CTR) alla quota di circa m.1200 era divenuta negli anni '60 un poligono di tiro degli alpini di stanza a Belluno. Non è difficile trovare ancora proiettili di armi leggere sul pendio ove il terreno è smosso da piccoli cedimenti.
  
             

 
1927 a ricordo di Delfo Dorella - Boca del Ròsp             sopra la forcella di Boca del Ròsp


La fonte 'Lavèl' del M.Serva: utilizzata, lavorata e migliorata negli anni, è l'unica risorsa idrica del monte.


Ritaglio da: BARPO GIO BATTISTA 'Descrittione di Cividal di Belluno e suo territorio' 1637 - stampa 1690 rist. 1975 - Nuovi Sentieri Editore


                                             Verso Schiara e Pelf dalla cresta fiorita


                 Verso le Piaie dalla cresta                     Verso i Pradusei ed il Prà delle Breghe

                                                     I Pradusei: coste a q.1780

Anello per le creste del M.Serva. Una escursione magnifica e panoramica per escursionisti esperti. Quasi sempre in cresta anche con brevi passaggi su facili e salde roccette.
La parte alta del percorso non è segnata e segue esili sentierini fatti dalle bestie.
L'escursione inizia oltre il Rifugio Col di Roanza dove termina la rotabile asfaltata (è meglio parcheggiare al Rifugio) e risale il vecchio sentiero n.517 in direzione Boca del Rosp che si supera salendo per ripide pale erbose. Tutta la cresta ovest è percorsa da un sentierino dal quale si gode di ottimo panorama che va dai Monti del Sole e Pale di San Martino, alla Schiara che sembra a due passi, Monte Zervoi con la sua malga, sotto è possibile seguire tutta la ripida banca dei Praduzei dove cala l'Alta Via dei Bellunesi. Raggiunto il varco di accesso ai Praduzei (cento mt. ad ovest della vetta del M.Serva dove è possibile vedere il profilo dell' "indiano del M.Serva" sulle rocce della vetta), si raggiunge la cima in cinque minuti.



                                                    Le alte creste ovest del M.Serva


                                                            I Pradusei ed il M.Zervòi

Da questo passaggio cala  il percorso dell'Alta Via dei Bellunesi. All'estate 2010 questo percorso è  segnato, esso è riportato  sulla topografia Tabacco come percorso difficile segnato.  E' per alpinisti molto esperti.

 

    
Il profilo dell' 'indiano', la cima del M.Serva che guarda a nord.  A destra la discesa verso la sella di cima Tre Màsci

Si cala per cresta est mantenendosi dapprima qualche metro a sud della stessa, poi proprio sulla divertente ed aerea crestina rocciosa che è molto salda e porta in breve sul lastrone roccioso sito sulla forcella tra il M.Serva e la Cima dei Tre Mas'ci. Questa discesa è fattibile sulla parte bassa anche per sentiero di bestie che si snoda qualche metro a nord della crestina. Da questo punto (causa maltempo) invece di salire alla vetta est, il mio percorso GPS cala obliquamente per ghiaione e rimonta le creste oltre la Cima Tre Mas'ci ad est del M.Serva. Tutta la cresta è comunque agibile senza difficoltà. La discesa per le larghe coste erbose e poi il raccordo con il sentiero che aggira le Crode dei Fòr richiede buona visibilità, conoscenza, oppure GPS. Raggiunto il bivio delle Buse dei Vedei si rientra per il sentiero che cala per la Croda del Sal e si raccorda con la stradina che dalla grande croce (take off di parapendio e deltaplani) riporta al parcheggio.
La limitazione di questo tour sono le condizioni metereologiche e soprattutto i cumuli estivi con annessi fenomeni temporaleschi, nel qual caso è opportuno calare subito dalle creste.
Dilivello m.1150 - Ore 6.30 - Sviluppo Km.10
Acqua solamente al "Lavèl" a cinque min. verso est dalla forc. della Boca del Rosp.
Cartografia Tabacco 1:25000 n.24 Prealpi e Dolomiti Bellunesi WGS84 GPS


                                                    Creste ovest del M.Serva dalla vetta

                                       La Cima est 'Tre Màsci' (m.2094) del M.Serva

   
Dalla sella: crestina est del M.Serva -            Dalla sella: cresta ovest di salita alla cima Tre Màsci


   Le Malghe del Serva


Ritaglio da: MARESIO BAZOLLE - 'Il Possidente bellunese'  - 1886 - Vol. I-II - a c. Daniela Perco 1986 - ed.Tip. B.Bernardino Feltre BL - Vol. I - pag.361





              Anello per il 'Sentiero del Pino Solitario' (del Pez maèl)
                                    (traccia gratuita GPS disponibile sui link citati)



 


Sentiero del Pino solitario: foto dall'ultimo pino della costa del Cavalìn presso l'ultimo tornante a quota m.1375


                 Il misero ricovero di lamiera addossata ad un roccione a quota m. 1470


                 Accessi alla traccia del sentiero del pino solitario (telefoto dal Nevegal)

               Traversando sui pascoli sopra alla croce (m.1177) sita sotto la Croda del Sal

                                    Sui piani sotto alle crode dei Fòr a quota m.1535

                                  Verso le buse attraversando i prati a circa 1460 m.


Il 'sentiero del pino solitario' è un nome di fantasia dato a questo sentiero dagli abitanti del M.Serva Piero, Franco e Nicola negli anni '70. La caratteristica è quella della presenza di pini isolati, solitari.
Un tour ad anello sul versante sud del M.Serva sopra Belluno, con grande panorama sulla Valbelluna, per sentieri fuori dal turismo tradizionale, per prati e pascoli una volta attivi ma ora quasi deserti.
Si parcheggia presso il Rifugio Col di Roanza e si segue la strada sino ad un acquedotto dove si devia a destra per sentiero. Si segue il sentiero molto incassato dove anticamente si trasportavano giù laste di pietra dalle cave della vena Barpea adiacenti al  Cargador. Si segue il sentiero panoramico che segue la strada ricavata dalla cava di pietre e poi per sentiero a sinistra, segnaletica su pietra. Il sentiero si inerpica a larghi tornanti su per la costa del Col Cavalin uscendo dalla vegetazione con un meraviglioso panorama sulla valbelluna. Dall'ultimo pino solitario si diparte in piano il 'Sentiero del pino solitario' (m.1375) segnaletica ormai sbiadita. Questo sentiero non è segnato sulle carte.
Si attraversa sempre in quota per prati su traccia incerta (prati ripidi andrebbero bene i ramponcini da tacco) verso est attraversando diverse vallette sino a portarsi sopra un piccolo piano con ruderi, caratterizzato dall'unica betulla e da un pino solitario. Si attraversa alti ancora sino a superare un ricovero ( m.1470) addossato ad una roccia (sopra la Busa dei Vedei) ed oltre si lascia a sinistra il bivio con il sentiero che porta alle malghe del M.Serva.  Siamo sul punto più alto del percorso in località 'Castei'.  Ora si scavalca la sella (m.1540) che lascia ammirare il panorama sulla Val del Piave e si segue il largo sentiero che a tornanti con una discesa di circa novecento metri ci porterà al bivio di quota m.645 dove si seguirà il sentiero per Pian de Staol verso ovest.
Si segue il sentiero che poi diverrà pista forestale sino alla località Pian de Staol a m.832 dalla quale si prosegue sempre verso ovest sino ad un tornante in discesa  m.814. Si abbandona la strada verso destra e si segue un sentiero segnato sul terreno ma non sulle carte che ci porta in mezzora al parcheggio del Col di Roanza.
(recentemente una interruzione per frana costringe a salire verso nord (dx) per circa cento metri e poi scendere al Col diRoanza per la strada fatta all'andata. Il bivio è venti metri prima della frana).

dislivello m.1250 - ore 6 circa - Non vi è acqua sul percorso
Cartografia Tabacco: Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi 1:25000 GPS-UTM


          Altro pino solitario in compagnia di una betulla traversando verso le crode dei Fòr


Sotto alle crode dei Fòr una lasta di roccia sedimentaria con fioritura di  selci incastonate come pietre preziose




                                        Il Col D'Anties visto dall'alto delle Bùse (m.1526)





                           Anello per chiesetta di S.Andrea e Pra d'Antiès
                                      (traccia gratuita GPS disponibile sui link citati)



Una escursione molto panoramica sulla Valbelluna per la chiesetta di S.Andrea (del 1300) con grande panorama del versante sud-est del M.Serva.
Il percorso inizia a Nuova Erto, adiacente a Ponte nelle Alpi (Belluno), seguendo dapprima la strada asfaltata in direzione nord-est e quindi per strada romana (Lastricato) sino al bivio per la chiesetta di S.Andrea (anfiteatro moderno  stile romano). Si seguono le indicazioni quindi passando sotto ad una palestra di roccia la mulattiera porta alla chiesa di S.Andrea (1300) alla quota di m. 741.


                                Dalla strada romana a Polpèt il bivio per la chiesa di S.Andrea

  
                      La chiesa di S.Andrea (del 1300) con lo stemma di Hieronimo Cavassico (1450)

       
                       Località Castelèt (ruderi di grossi muri) con bivio a dx  per il Rui delle Salère; si noti la carreggiata della mulattiera che porta (150 m) alle vicine cave di pietra.

Si prosegue per mulattiera che porta in località 'Castelet' ( grandi muri diroccati...), un sentiero cala in Val delle Salere, ma noi proseguiamo in costa su sentiero molto incassato, ricavato da cava di pietre, sino ai prati di Anties, (m. 1136) il punto più alto dell'escursione.

     
                                         I prati di Antiès con la segnaletica del bivio


                                          Da Antiès verso le Crode dei Fòr e le Cime dei Scalèt a dx


 Da dx la forc. di Antiès e la costa dove attraversa il sentiero per le Bùse sotto alle Crode dei Fòr


                                   Scendendo la valle del Rui Sèc verso i prati di Antiès

Si discende verso sud, sempre per costa erbosa molto panoramica (una lapide a ricordo di un paracadutista scomparso) che porterà ad un bivio a quota 619m  dove volendo si potrà accorciare il giro seguendo il sentiero in discesa verso nord-est sino alla località Polpet.  La traccia GPS prosegue invece verso sud-ovest leggermente in salita. Si aggira la costa della montagna immettendosi nella stretta gola dove il sentiero sempre buono si inoltra salendo ed attraversando il Rio Secco alla quota di m.775.
Si sale per buon sentiero la dx orografica della valle ricongiungendosi al sentiero che cala dal M.Serva alla quota di m.900 circa.Si scende per ampia mulattiera che ci riporta a Nuova Erto in circa mezz'ora.
Ore 4.30 circa  -  Dislivello m.1050
Cartografia Tabacco - Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi 1:25000  GPS-UTM

 
                        Panorama su Ponte nelle Alpi ed insolita vista verso Belluno
                   


   Le Cime dei Scalèt
    (Discesa verso La Val Molìn dei Frari)

Riporto queste righe non perchè se ne faccia un uso turistico o per invogliare qualcuno al percorso, ma solamente per conoscenza visto che avevo stilato questi appunti nei giorni successivi al percorso fatto con la squadra del Soccorso Alpino e con ricordo fresco.

Le Cime dei Scalèt sono site a NN-est dei Castèi, la cima erbosa più alta è quotata m.1543 IGM e si stacca ad est delle Crode dei Fòr con una affilata crestina. E' raggiungibile dalla parte più in quota dal sentiero della val del Rui Sèc traversando dapprima a NNE e salendo diagonalmente la ripida pala erbosa che porta sulla crestina di vetta (utili i ramponcini da tacco). Non ha alcun interesse turistico se non la caccia oppure l'esplorazione dei luoghi selvaggi verso il Mèdol, la dorsale a sbalzi e cime decrescenti che cala a N-est dalla Cima Tre Masci del M.Serva verso la Val dei Molìn dei Frari.
Ho conosciuto queste zone nel marzo 1991 (Ricerca del Soccorso Alpino - Capo Stazione CNSA di Belluno Gianni Gianeselli) quando un paracadutista in un lancio con amici non riuscì ad aprire  e precipitò in un luogo ben definito sulla carta come area ma non come esatta posizione.
(il paracadutista fu poi rinvenuto sulla sx orog. della Val del Rui Sèc ad ovest del Prà d'Anties - lapide sul sentiero)
Fummo scaricati in overing dall'elicottero militare Agusta Bell 205 proprio sulla cima dei Scalèt, a qualche decina di metri dalla Forc. dell'Ortiga che separa le cime q.1543 dalla cima q.1533 IGM.
Dalla cima, tra le mughe a nord cala un canalino che si supponeva dovesse essere affrontato con corda, in effetti esso è facilmente discendibile senza salti di roccia, anche dando mano ai baranci laterali molto fiorenti.  Il canalino scende con pendenza 45% in direzione NNO per 450 mt. di dislivello verso un canale più ampio (confluisce a m.1080 circa). Ci si trova dirimpetto alla cima più bassa del Mèdol m.1214 che è staccata dalla cima più a monte (m.1449) da un canalino agibile (ambiente davvero selvaggio).
Seguendo il fondo sassoso del canale principale verso la Val Molin dei Frari verso NE, alla quota di m.950 circa si rimonta sulla sx orografica la boscosa costa del Mèdol che si aggira in quota verso nord per poi scendere nel punto di confluenza (m.900 c.) con  la valletta che scende dal lato nord del Mèdol. Si risale il rivo mantenendosi sulla sua dx orogr. sino alla quota di m.1025 circa dove si segue una traccia di sentiero che passa al di la del rivo che scende dalla forc. di Palughèt. Per la traccia di sentiero che era un tempo ampio, si risale il colle con tornanti sino al prato ove è sita la Casera Costòn a m.1171.(sent. nr.515 della Val Molin dei Frari)

traccia GPS della discesa

La cresta e la Cima dei Scalèt: si può notare anche la traccia del vecchio percorso di ovini che risale la pala erbosa sottostante alle Crode  dei Fòr ( terreno con minor pendenza).

Marzo 1991: la squadra del Soccorso Alpino discesa dalla Cima dei Scalèt all'imbrunire in attesa di rientro con l'elicottero sul prato di Casera Costòn.




                                                Anello per la Val del Sal
                                       (traccia gratuita GPS disponibile sui link citati)


   
Nota storica: I segnavia di pietra (centuriazione romana ?) a Sala.
Giunti a Sala io consiglio di parcheggiare la macchina in Piazza dell'Esempòn per compiere questo percorso, anche se si potrebbe parcheggiarla molto più in su, a quota m.690. Il motivo è quello di guardarsi un poco attorno, perchè vi trovate forse sul luogo abitativo preromano ancora più vecchio di Belluno stessa. La chiesetta di S.Matteo sulla attuale piazza dell'Esenpòn (*) a Sala risale al 1405 e consacrata nel 1406, ma vediamo cosa scrive  il Piloni sulla sua opera Historia della Civitale di Belluno -anno 1607- a pag.6:


Vi sono due segnavia romani vicino a Sala, uno sporge solo qualche centimetro dall'asfalto ed è sito in Via Sala al bivio che porta All' istituto dell'ULSS sotto il muro della casa che fa angolo. L'altro è incastrato (per fortuna!) nel muretto dove vi è la targa di 'Pedeserva'.


  Pietra romana tra Sala e Pedeserva (a fianco Ilaria) e quella in Via Sala ma ve ne sono altre in Via Dassi e qualche metro all'interno della Villa che fu di Maresio Bazolle a Sargnano


Ritaglio da: LUIGI SUSIN  'Belluno nei secoli' -Tip. Piave 1997


     Via Dassi, la probabile via romana che sale ripida verso Sala protetta da vecchi muri a secco


Foto del Lavèl in pietra scavata (peso stimato circa 400 kg) accanto alla fontana che si trova sul quadrivio a nord di Pedesèrva. La 'pietra' è stata 'presa in consegna' da ignoti all'incirca nel 2006


Affresco dell'artista Franco Fiabane (1937-2015) in Piazza dell'Esempòn a Sala

                                Da satellite con CTR il bivio a Prà de Buc prima di Pian de Stàol     

                                                        La Casera (privata) a M.935

                 Gli effetti della slavina che scende quasi ogni anno giù per la Val del Sal


La croce illuminata di notte sita alla Croda del Sal

   La Croda del Sal (m.1200) è un affioramento di roccia molto friabile che lascia ai suoi piedi un bianco fine ghiaione. E' sita nell'impluvio della omonima valle sulla dx orografica. Vi si arriva dal  Cargadòr per la strada della Vena Barpea. Segnata con un circoletto la croce che di notte è illuminata. Il nome 'Croda del Sal' potrebbe avere attinenza con la coposizione chimica della roccia.
   
a m.1080 i ruderi di un ricovero  con muri a secco in corrispondenza del bivio
per Brustolada-Col Fagher: 'Baito del Pìciol' ?
           
Si può iniziare il percorso dalla Piazza dell'Esempon a Sala (**) di Belluno m.425, oppure in località 'Le Spesse' m.682 - ove termina la strada rotabile senza divieto m.690. In quest'ultimo caso si risparmiano circa duecento metri di dislivello.
Il percorso è esposto a sud, quindi si tratta di una escursione da farsi in primavera, autunno ed inverno. Il percorso porta dapprima alla chiesetta di San Liberale (S.Daniele del VII-VIII secolo) sita a mt. 535 slm. ove si gode di un bel panorama sulla città di Belluno. (note storiche in loco)
Si prosegue per stradina asfaltata senza traffico sino alla località 'Le Spesse' (parcheggio) dove con un breve tratto  in discesa si oltrepassa la Casera Porta e quindi si sale dapprima con buona pendenza e poi in piano per stradina inizialmente asfaltata sino a cento metri da  Pian de Staol (Prà de Buc) dove si prende a sx per pista e poi sentiero che rasenta un bosco di pini. -nessuna segnaletica-.

      
                                                 Pecore al pascolo a Pedeserva

  
           La chiesa di S.Liberàl (VII-VIII secolo) era di S.Daniele prima di una grande epidemia

     
             Descrizione della chiesa di S. Daniele (poi S. Liberàl) fatta dal Gio Barpo nel 1637



Il percorso sale per buon sentiero lasciando a sx una  casera (m.935 - vedere variante)  e  quindi passando sulla dx orogr. della val del Sal, una valletta sempre percorsa dalle slavine di neve invernali che scivolano dalle ripide pale erbose del M.Serva (anticamente era chiamata Val Lavina, sopra vi è la Croda del Sal). Dopo aver superato una radura pratosa a m. 1050 (dopo di essa dieci m. entro il bosco si stacca a dx il sentiero diretto per la Croda del Sal) e lasciata poi a dx la piccola caseretta diruta di m-1080, Il sentiero si raccorda alla stradina del 'Cargador' (antica cava di laste di pietra) dove si dipartono i sentieri per il M.Serva. Ora sempre in discesa, si raggiunge il Bar-ristorante rif. Col di Roanza, servito da una buona rotabile asfaltata.


                                               Le ultime case dopo la chiesetta di S.Liberàl


         Discesa dal Col di Roanza (il bosco di pini a sud del rifugio è stato abbattuto al 2012)

Dal Rif. si oltrepassa la strada ad est e quindi attraversando ancora ad est sul bordo del colle e tralasciando un sentiero molto incavato che cala a sud (pista di mountainbike) dopo cento metri si scende (segni) per il sentiero che ci riporta alla strada rotabile in località 'Le Spesse'.
Molti tratti di buon sentiero non sono segnati sulle carte, ma sono sempre ben battuti e visibili.
Ore 3,30 - non vi è acqua sul percorso - sviluppo km.11 circa - dislivello circa 700 mt.
Cartografia Tabacco 1:25000 Dolomiti Bellunesi - Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi

(*)  'esenpòn' da cui 'esenponàri' erano gli emigranti che andavano a lavorare in terra tedesca per la costruzione di ferrovie dal tardo 1800. Ferrovia in tedesco si dice 'eisenbahn' la cui pronuncia dialettizzata per iscritto è 'esenpòn'.....bello no?
(**) 'Sala': mentre il più vecchio testo storico bellunese pone il toponimo sala vicino al significato del sale, alcuni studiosi di toponomastica avvicinano il significato all'acqua. Molto condivisa è l' linterpretazione di Pietro D'Olif de i Poi che riporta sala come  'solco scavato dall'acqua'.


Una variante dalla casera di m.935 :  poco oltre la casera a m.950 circa si devia a destra NE per un sentiero ben largo e battuto che oltrepassa la 'Banchetta' ricollegandosi con un sentiero proveniente da Pian de Staol.
Si prosegue a sinistra (N) tagliando diagonalmente la costa e pervenendo con quattro tornanti al bivio della 'Banca' in zona 'Soracroda' indicazioni su palo (m.1125).
Si prosegue a sx (Ovest) superando la Val del Sal e la zona della Croda Bianca con due saliscendi sino al grande avallamento dove decollano Parapendii e deltaplani (Take-off m.1185). Per la rotabile sterrata poi verso il Col di Roanza.

 





                                 Alla Costa della Dòga dal Col di Roanza
       passando per le casere dei Livinai e ritorno per Culturella


  Il panorama del gruppo della Schiara e M.Pelf dalla Costa della Doga. A dx la Costa del Cavallo
      
Perchè alla Costa della Doga? La Costa della Doga è un punto panoramico sul gruppo dello Schiara veramente valido, inoltre esso si trova proprio sotto al Pass de la Cavàla dove spesso si possono fotografare (tele) i camosci.
Nel fitto bosco di pini antistanti al filo di cresta sorgeva una casera con sottostante fontana, ora diruta  completamente.
Sulla cresta vi sono più pulpiti panoramici ed un roccolo dove sia forestali che bracconieri si alternavano all'osservazione delle bestie con il binocolo, vi è anche un passaggio (non turistico - 40 mt.) che porta nel mezzo della Val delle 'Gnelèze'.

  
L'elegante chalèt adiacente alla Valle della Mortìs -  Pulpito panoramico con panchina a 30 minuti

  

     
                                     La mulattiera è molto ampia, talvolta scavata nella roccia


 Il 'Pass della Cavàla' (passaggio pastorale) appare molto vicino, è quello
fatto a catino adiacente alle rocce.


                                                     Il Pass dela Cavàla visto da Nord

Dal  Col di Roanza (m.850) si prosegue per strada asfaltata sino all'acquedotto a quota m.900. Si abbandona la strada asfaltata e si prende verso sx  per pista forestale che taglia le coste Livinài lasciando a sx un elegante chalèt. (sfiorato miracolosamente dalle recenti slavine devastanti)
Alla quota m.923 si lascia a sx la stradina per un'altra casera (sopra, a sx vi sono altre due abitazioni).
Aggirata per mulattiera la Costa del Castelaz e superato un primo punto panoramico con panchina, si perviene ad un bivio con un sentiero che scende a sudovest (m.1007 - è la variante che faremo al ritorno). Ora la larga mulattiera scorre in piano nel bosco di pini superando la ghiaiosa Val di Santech - CTR  (Val Pra Podin IGM) a 1000m. circa. In salita per largo sentiero, trascurando le piccole diramazioni a sx fatte dalle bestie si compie un tornante a m.1065 (volendo vedere i ruderi della Casera, nel bosco di pini si devia verso nord-ovest per sentiero poco evidente sino ai ruderi a m.1115) .


                                 Ruderi della Malga sita sulla Costa della Doga

La casera sulla Costa della Doga era in realtà una malga. Composta da casera con adiacente stalla coperta per una lunghezza di circa 20 metri, sotto alla malga vi era una fontana ora asciutta. Due pendane (rimangono solo i basamenti) erano site una a fianco e l'altra poco a monte (si vede ) del sentiero di salita, trenta metri più bassa dei ruderi. E' quindi giustificata la larga mulattiera adatta per transito di bovini.

   

Il sentiero da m.1080 diviene  traccia però ben battuta dalle bestie che sale più ripida sino a traversare con minor pendenza verso ovest sino alla cresta (m.1160)  La cresta dove arriva il sentierino presenta un passaggio (circa 40 m) che obliquamente verso NNovest porta giù nel vallone delle Agnelezze (ma non è turistico). La cresta verso ovest, scendendo, presenta un roccolo tipo nido d'aquila per l'osservazione con binocolo.   Al ritorno giunti al bivio di m. 1007 si segue il sentiero che dapprima taglia diagonalmente il bosco (schianti da superare a monte) e quindi, superato un rudere di stalla (m.950) cala a tornanti molto largo alla strada delle gallerie che raggiunge a m. 840.
Si segue la strada rientrando al park del Col di Roanza.

L'alta 'Costa del Cavallo' con il punto di scavalcamento alpinistico alto, nella foto sotto lo stesso visto da Nord


        La parete rocciosa dove si sale diagonalmente per il Pass de la Cavala superiore da Nord


                   Ritaglio da Kriegskarte Von Zach foglio XII-9 cartografo Cap.Catinelli                      
                                       



                                Al ricovero della Busa dei Vedèi m.1222
passando per il 'Pian de Stàol

La Busa dei Vedèi un tempo (sino al 1950 circa) era una buona zona di pascolo di ovini e bovini. Numerosi sentieri oggi seguibili solo in inverno, si diramano verso tutte le direzioni. Il buon ricovero è stato riadattato negli anni '70. La zona alta della Busa presenta rocce ricche di selci e di tipico conglomerato simile al cemento. Vi sono altri due piccoli ricoveri, uno in lamiera addossato alla roccia a m.1475 circa sul sentiero ed uno sui piani più in alto, ricavato da due roccioni addossati a quota m.1530 circa (fuori sentiero, a monte)
Il sentiero è segnato talvolta con bolli bianco-rossi ma tutte le indicazioni nel percorso purtroppo sono state divelte. (anno 2014)




    La vecchia casera ora ristrutturata (privata) di Pian de Stàol dove passa la rotabile forestale

La traccia parte da Piazza dell'Esempòn a Sala ma è possibile giungere con l'auto anche al park a m.690 c.
sito tra La Val del Serva sud e La Val Narèi cento metri prima di Casera Porta. si prosegue per pista forestale (ma da Casera Porta o dal primo tornante è possibile seguire la vecchia mulattiera) e si giunge sempre seguendo la stradina forestale sino alla casera di Pian de Stàol a m.825. Venti metri oltre la casera a sx dieci scalini su per il prato diagonalmente seguendo il sentiero battuto (taglio legna)  che, entrato nel bosco, sale senza un percorso obbligato sino ad incrociare la larga mulattiera che proviene da est. ( è anche possibile oltrepassare in discesa la Caera di Pian di Staòl, dopo circa centocinquanta metri salire a sx per pista forestale a dopo cento metri seguire la mulattiera a sx)
Al bivio di m.940 si tralascia il sentiero che volge a sx ovest seguendo la diramazione di dx a N.est.
Il largo sentiero (n.est) aggira diagonalmente (pulpito panoramico m1025 del Coò Perèra) la costa della dx orografica della Val della Levina con largo sentiero scavato nella roccia, inoltrandosi poi in essa verso nord. Si tralascia un sentiero che taglia ad est la Val della Levina proseguendo sino alla quota m.1150 dove vi è un bivio (ad ovest per la Croda del Sal - sentiero esposto non turistico). Qui vi sono resti di una antica casera diruta ed il sentiero è ingombro di schianti. Superati (a valle) gli schianti Il sentiero prosegue a N.est tagliando un prato (bivio a sx che sale per il prato  verso il ricovero alto della Busa dei Vedei) e perviene in mezzo alla boscaglia al ricovero della Busa dei Vedei m.1222.

  
                                          Ricovero della Busa dei Vedei m.1222

   
Il ricovero è ottimo solo in caso di temporali, vi è tavolo, panca, larìn, si presenta abbastanza  pulito (2012), ma non vi è acqua nei dintorni. Per raccordarsi con il sentiero alto si traversa in salita a NordOvest facendosi largo tra la boscaglia (sino ad incontrarlo dove attraversa la Val Levina a m. 1282.


     Il prato a cinque minuti dal ricovero. Esso va risalito volendo ricongiungersi ai sentieri alti

Nb: un tempo vi era una pendana per bovini (circa cento metri ad Est del ricovero, verso i Castèi) sulla sx orografica della Val Lavina alla quota  m.1250 Località 'Lis' ora diruta; è presumibile quindi che l'acqua fosse presente in Val Levina.

Negli anni '80 un aeroplano da turismo con paracadutisti a bordo si infilò in una nube a quota m.1750 circa. Il pilota, non sicuro della posizione invitò tutti a gettarsi fuori perchè aveva intuito che forse era di fronte alle Crode dei Fòr e non sapeva se riudciva a passarci sopra. Si gettarono ma solamente due riuscirono ad aprire il paracadute in tempo a qualche metro della boscaglia. L'aereo si schiantò a quella quota sulle Crode dei Fòr con esito mortale per gli occupanti che vennero subito recuperati con un elicottero presente al campo d'aviazione. Il motore, molto pesante e rotondeggiante rotolò giù per La Val della Levina ed arrivò quasi a valle. I resti metallici di quell'aereo rimasero sparpagliati in loco per molti anni e forse qualche pezzo è ancora li.

I cerchietti rossi stanno ad indicare i piccoli ricoveri  mentre quello giallo a fianco delle Crode dei For il punto di impatto nell'incidente aereo degli anni '80   
                                
       
                            LaBusa dei Vedài con segnata l'ubicazione del ricovero (m.1220)
                                  
                            Gregge di pecore scende alla Busa dei Vedèi (m.1350 circa)



                                                          Alcune foto del M.Serva



                                                              Vista dal M.Terne


Dalla via degli Angelini sulla Pala Bassana del M. Pelf:  da dx la Cima Tanzòn, Sass de la Tenzòn, M.Zervòi ed il M.Serva come sfondo. (foto del 1969)


                  Il M. Serva Cima Tre Màsci (m.2094)  con le sue cengie visto da NordEst


     Il M.Serva da est con la Val Molìn dei Frari  a sx il M.Mussàc , a dx le Peverèle e  Forc. Zervòi
                     Da notare il notevole movimento franoso ad est di forc. Pradusei (anno 2015)



..........continua..........




1977 : Dal Col di Roanza esercitazione congiunta del  C.N.S.A.
in contemporanea con più stazioni:  sul M.Schiara e M.Terne
(Capo Stazione CNSA di Belluno CAAI Gianni Gianeselli)


Si trattava delle prime esperienze di missione di soccorso con l'impiego di elicotteri militari provenienti da Casarsa oppure da Bolzano, venivano tenuti corsi addestrativi ogni anno ma per i rigidi protocolli militari con il brutto tempo si andava ancora con gli scarponi. Non esisteva ancora il GPS e si cominciavano ad affinare le tecniche di assicurazione e di calata sia con il verricello che con i mezzi improvvisati. I mezzi erano  l'Agusta-Bell-205 e 206 (più piccolo, non adatto ad alte quote).

                          Decollo di una squadra del Soccorso Alpino dal Col di Roanza

 
Overing sulla cima del M. Schiara ed a dx sul M.Terne, elicottero dei VVFF
affianca le manovre di alta quota.


                       Sopra e sotto le squadre del Soccorso Alpino attendono l'imbarco


                         Componenti  del   CNSA di Belluno ed Agordo in attesa dell'imbarco


                    Elicottero Agusta Bell 205 dell'Esercito con all'interno la barella rossa tipo 'Mariner'
          (all'interno Barbara ed Elena tengono in braccio Martina di 3 mesi)




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